Transnistria: tra Tiraspol e Bender nel Paese che non esiste

La marshrutka da Chisinau corre lungo una strada tutta dritta saltellando qua e là per i dislivelli. La mattina è cominciata con una colazione da campioni a casa di Rubens, un italiano trasferitosi in Moldavia che ancora adesso sta domandandosi per quale diavolo di motivo avessi preso la decisione di trascorrere tre giorni a Tiraspol, in Transnistria.

Dopo averlo salutato mi sono letteralmente precipitato alla stazione degli autobus di Chisinau, nascosta da un mercato di strada che all’ora di punta è un vero girone infernale.

Arrivo in stazione, domando informazioni per Tiraspol e mi viene fatto cenno che la marshrutka parte dietro l’angolo. Allungo una manciata di spicci alla bigliettaia e mi accomodo sull’unico posto libero rimasto, quasi in braccio ad una signora di mezza età dalla chioma bionda e dall’aspetto scontroso, che ovviamente non capisce una parola di inglese.

Fa un caldo infernale in questa scatola di latta che corre verso uno dei peggiori buchi neri della geografia politica moderna. La strada mi sembra di conoscerla a memoria, l’ho già sognata tante volte in questi ultimi anni.

Alla fine ho preso coraggio, mi sono buttato alle spalle tutte le storie lette su internet e sui libri e ho deciso di andare. Mia cara Transnistria, sto arrivando.

Gli animali vivono seguendo il loro istinto e non fanno sbagli. L’uomo vive seguendo la ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un’altra per poterli capire, e una terza per cercare di vivere senza sbagliare.

Nicolai Linin, Educazione Siberiana

IN PRINCIPIO

Avete presente il romanzo “Educazione Siberiana” di Nicolai Linin? L’omonimo film di Gabriele Salvatores? Si tratta di una storia, per quanto romanzata, ambientata in Transnistria, una terra di nessuno tra la Moldavia Orientale e l’Ucraina.

Abbandonata lungo le rive del Dniestr, il Nistro, uno dei maggiori fiumi dell’estremo oriente europeo al quale deve il nome, la regione della Transnistria è luogo di leggende e mistero.

Lo stemma della Repubblica di Transnistria

Dopo la secessione avvenuta nel 1990 in seguito allo smembramento dell’Unione Sovietica ed alla successiva dichiarazione di indipendenza dalla Moldavia, divenne teatro nel 1992 di una aspra guerra che si risolse con un accordo tra Russia, Moldavia e la neocostituita Repubblica Moldava di Pridnestrovie.

Venne quindi creata una zona demilitarizzata lungo il confine tra Moldavia e Ucraina e le venti località al suo interno continuarono a dichiararsi indipendenti e riunite sotto un unico stato, la Приднестровская Молдавская Республика (Pridnestrovskaya Moldavskaya Respublica, o Transnistria) per l’appunto.

La carta politica della Repubblica di Transnistria

La Transnistria oggi è ancora uno stato de facto, ovvero una nazione proclamatasi indipendente, dotata di un proprio sistema politico e amministrativo autonomo, proprie leggi, polizia, esercito, frontiere, moneta, bandiera e inno. Quello che è meno noto è che sul territorio transnistriano è presente tutt’ora un folto contingente di militari a guardia di uno dei più grossi depositi di munizioni sovietiche in Europa.

La Transnistria ad oggi è una nazione che non gode di riconoscimento da nessuno stato al mondo, eccezion fatta per l’Abcasia e l’Ossezia del Sud, entrambe frontiere calde post-sovietiche che vivono anch’esse una situazione di esistenza de facto.

La Farnesina sul sito Viaggiare Sicuri sconsiglia vivamente ogni sorta di viaggio, ricordando che in Transnistria non esistono ambasciate e quindi non esiste rappresentanza diplomatica. Si è come inghiottiti da un buco nero, se succede qualcosa nessuno verrà mai a tirarti fuori dai guai e, forse, nessuno avrà più notizie di te.

In Transnistria si parla una ed una sola lingua: il russo. E circola una sola moneta: il Rublo Transnistriano, una moneta che non esiste, come lo stato che la stampa.

VERSO LA FRONTIERA TRANSNISTRIANA

Tra un sobbalzo e un altro recupero il mio zainetto incastrato sotto il sedile della marshrutka e ne tiro fuori un piccolo frasario di russo con l’intenzione di ripassare qualche frase di circostanza da tener pronta al momento del controllo doganale.

La frontiera con la Transnistria è dura. Uno di quei confini come non ne esistono più, o meglio, ai quali noi europei non siamo più abituati dopo la libertà donata da Schengen. Io cercavo proprio un confine così. Avevo un bisogno disperato di trovare una frontiera dura, vera, rude. Di spingermi oltre la linea di confine, verso il profondo ignoto.

Il Dnestr (in italiano “Nistro”), il fiume che da il nome alla Transnistria, nel tratto che attraversa Tiraspol

E la frontiera transnistriana è un posto mitologico, basta fare qualche ricerca su Google per leggerne di tutti i colori. Si dice che le guardie siano permeate di corruzione fino al midollo e che l’accanimento verso gli stranieri sia spietato.

Ho letto di ragazzi che sono stati fermati e costretti a pagare ingenti mazzette (o tasse, o multe) per proseguire il viaggio. A molti è stato negato l’ingresso, così come a qualcuno (e questo forse fa più paura) sono stati richiesti soldi per uscire dal Paese.

Lo sconsiglio del Ministero degli Esteri

La situazione generale del Paese e il far west delle frontiere hanno contribuito ad alimentare il mito (secondo molte fonti realtà) della Transnistria come imponente crocevia di ogni tipo di traffico illecito, dalla droga alle armi passando per gli esseri umani.

Negli ultimi anni è stato istituito un numero anticorruzione (lo trovate facilmente su internet, altrimenti potete chiedermelo) e il governo transnistriano ha cercato di regolamentare le frontiere, sono state istituite delle tariffe fisse per chi entra con mezzi a motore, mentre nulla è dovuto da chi arriva a piedi o in autobus come me.

Mentre sto sbirciando il frasario noto che la signora burbera al mio fianco comincia ad incuriosirsi, getta qualche occhiata e poi mi chiede:

– Francese?
– No, italiano!
– Ah, italiano! Allora meglio parlare italiano qui, non inglese!

Ormai è da un po’ che vagabondo in solitaria per l’oriente europeo, il mio arrivo in Transnistria lo avevo sognato molte volte, ma di trovare qualcuno parlante italiano qui giù, ecco, questo non lo avevo considerato.

Il Rublo Transnistriano, moneta ufficiale della Transnistria

La signora si scioglie in un batter d’occhio e di colpo diventa affabile e simpatica, perfino troppo loquace. Riconosco i tratti distintivi della donna sovietica, dal cuore tenero nascosto da una corazza di ghiaccio.

Si chiama Natalia, abita a Chisinau in una bella casa singola, non in un appartamento, tiene a sottolineare mentre subito mi rifila un invito ad essere ospite della sua famiglia.

Natalia ha vissuto diversi anni in Italia dove ha lavorato come badante, ora è tornata in Moldavia e sta preparando i documenti per andare a lavorare in Inghilterra: “Per un moldavo è facile prendere il passaporto rumeno, e con il passaporto rumeno puoi muoverti liberamente in tutta l’Unione Europea e quindi lavorare dove vuoi”.

Sta andando a trovare sua figlia a Bender, la prima cittadina transnistriana appena oltre la frontiera. Con lo stipendio italiano di un mese è riuscita a farla sposare e a fare una bella festa.

Lo stipendio di un medico in Moldavia spesso non arriva a 250 euro, una badante in Italia in un paio di mesi può guadagnare quanto il guadagno annuale di un medico moldavo.

Sulla questione della Transnistria prende il discorso largo, tornando all’era sovietica. Con un tono nostalgico ricorda i vecchi tempi e si infervora sostenendo che all’epoca si viveva molto meglio, c’era benessere per tutti, si lavorava e ci si aiutava. Le cose funzionavano bene, oggi invece la Moldavia è un paese povero e in rovina.

Rapidamente sulla marshrutka si sparge la voce della presenza dello straniero solitario che viene dall’Italia e un po’ tutti si incuriosiscono. Esce fuori anche un’altra donna che durante l’inverno lavora come badante a Napoli.

Lei è diretta a Tiraspol e sulla Transnistria la pensa diversamente: “Non ci voleva. E’ un casino. Questo succede solo perché loro parlano russo e noi rumeno, ma quella è Moldavia!”.

Entrambe le donne sono molto incuriosite, è la prima volta che vedono uno straniero spingersi fin qui giù, con l’intenzione di trattenersi così a lungo e per di più in solitaria. Mi domandano del perché viaggio da solo, del motivo del mio viaggio, del perché proprio la Transnistria. Tutte belle domande.

Arrivati alla frontiera la marshrutka si ferma e l’autista ordina a tutti di scendere. Vedo tutti affrettarsi verso la casupola dove le guardie effettuano il controllo dei documenti e rilasciano il permesso di immigrazione.

La fila è tutt’altro che ordinata, le persone corrono, si spingono, sgomitano. Le mie nuove amiche moldave mi dicono di seguirle e si offrono di aiutarmi nelle procedure con quella che è una delle frontiere più ostili del mondo e che finalmente mi appare davanti.

La stazione centrale di Tiraspol: da qui partono gli autobus e i treni per il resto del mondo

In un batter d’occhio mi fanno introdurre nella fila, parlano con altre persone e in pochi minuti mi ritrovo davanti ad un ufficiale nella sua divisa cachi con tanto di mostrine sovietiche che, ovviamente, comincia a farmi domande in russo.

Porgo i documenti, cerco di capire cosa mi dice, confermo di voler restare tre giorni. Mi chiede informazioni sulla persona che mi ospiterà, scandisco bene il suo nome e subito gli passo un foglietto con l’indirizzo scritto in cirillico.

L’ufficiale mi ripete più volte: “Questo permesso vale 24 ore, entro la scadenza deve andare a chiedere l’estensione all’ufficio di immigrazione”. Bene, è fatta! Ho un permesso per 24 ore, raramente uno straniero ne chiede uno, di solito la gente si accontenta di un visto di transito valido 10 ore. Ripartiamo, ce l’ho fatta, sono in Transnistria!

TIRASPOL

Tiraspol con i suoi 135.000 abitanti è la capitale della Transnistria. La marshrutka mi scarica nel piazzale antistante la stazione ferroviaria e in giro non c’è nessuno a parte qualche comitiva di ragazzi. La gente mi guarda incuriosita, evidentemente non capita spesso di vedere qualcuno da solo con uno zaino enorme sulle spalle.

Mi dirigo verso ul. Lenina, passo davanti Kirov Park, uno dei maggiori parchi cittadini con le statue degli eroi della città e proseguo passando davanti la fabbrica Kvint che produce ottimo cognac, uno dei migliori di tutta l’ex URSS.

Mentre attraverso gli isolati fatti di casette basse e palazzine di stampo tipicamente vecchio sovietico mi rendo conto subito delle differenze con l’altra capitale moldava, Chisinau.

A Tiraspol mi accoglie una atmosfera che ha tutto il fascino della vecchia Unione Sovietica

Tiraspol è una cittadina ordinata, silenziosa, pulita. Tutto è al suo posto, la pulizia delle strade è impeccabile così come la tradizione sovietica vuole. Il traffico è piuttosto regolare e grosse macchine moderne si alternano alle Žiguli, alle Moskvich 408 e ad altre Lada tutte di fabbricazione squisitamente sovietica.

Quella marshrutka non era un taxi, era una macchina del tempo! Mi ha fatto piombare indietro negli anni settanta, nel periodo migliore del socialismo sovietico.

Le case e i negozi hanno le tendine alle finestre, la gente è diffidente e si muove svelta senza fare troppe domande, entra e esce da piccoli spacci e mercati rionali fatti di chioschetti di latta.

I bambini, anche molto piccoli, vanno in giro da soli per strada e giocano tranquilli nei cortili. In uno di questi cortili mi ci infilo in cerca dell’ingresso del palazzo dove dovrei alloggiare.

Le case del centro di Tiraspol nello stile delle prime architetture sovietiche

Sono le 14 in punto quando busso alla porta di Dmitri, un ragazzo del posto che gestisce uno dei pochissimi ostelli regolari di tutta la Transnistria. In realtà è un piccolo appartamento con qualche letto e una cucinetta in un vecchio palazzo sovietico.

Dimitri è molto rigido sulle regole: coprifuoco notturno, niente alcol, niente donne, niente di niente. E se non ti presenti all’orario concordato ti attacchi, ti lascia in mezzo alle strade transnistriane senza un posto dove dormire.

Mi metto d’accordo con Dmitri per la registrazione del mio permesso, lascio lo zaino e mi incammino verso ul. 25 ottobre, la strada principale di Tiraspol. Percorrendola da est ad ovest si attraversa tutto il centro di Tiraspol, a piedi è una mezz’oretta di cammino.

Verso ovest si raggiunge l’ansa del Dnestr e di fronte la statua dell’eroe a cavallo Alexander Suvorov, fondatore della città, si apre il De Wollant Park, con le sue panchine in stile sovietico anni ’80 e i giochi per i bambini.

Tiraspol: il Dnestr d’estate si anima, c’è chi fa il bagno, chi si diverte su battelli con la musica a tutto volume e chi lo usa come via di comunicazione

Raggiungo il fiume e mi siedo sulla riva ad osservare la gente che, sul lato opposto, prende il sole su una piccola spiaggia e fa il bagno nel fiume. Nel frattempo dietro di me un ragazzo soffia delle bolle di sapone per una ragazza che ride divertita.

Continuo il mio cammino e passo davanti ad un piccolo molo, dove una fila di macchine attende di essere caricata su una chiatta che attraverso funi viene tirata da una parte o dall’altra del fiume. La chiatta fa la spola continuamente tra le due rive e trasporta automobili e persone unendo i due fronti del Nistro, supplendo ad un ponte che non c’è.

Tiraspol: l’attraversamento del fiume Dnestr sulla chiatta che fa spola da una riva all’altra

Da lì risalgo lungo una periferia fatta di palazzoni e gente che mi guarda con sospetto, per arrivare poi all’ufficio dell’OVIR, un retaggio sovietico direttamente collegato al KGB, per registrarmi e richiedere l’estensione del permesso.

Li alle 20 incontro Dmitri, il mio padrone di casa, che si occupa di tutta la procedura burocratica fatta di firme, scartoffie e timbri.

L’ufficiale nota che l’indomani compio gli anni e divertito esclama: “Bella trovata! Se il Paese dove stai compiendo gli anni non esiste in fondo significa che il compleanno non è mai avvenuto!” e dopo, mentre continua a ridere a crepapelle, mi chiede se ho una sigaretta da offrirgli.

Dopo mezz’ora ho un foglio che mi autorizza a restare per tutto il mese, ben oltre il necessario, con sopra un meraviglioso timbro molto soviet, con una grossa stella e una falce e martello in bella vista.

Sono quasi le 21 e a Tiraspol ormai il coprifuoco è scattato, quasi tutti i negozi sono chiusi e io non ho uno spicciolo in tasca. I bancomat qui non accettano carte dei circuiti internazionali, ma solo quelli russi. Erogano rubli russi o dollari americani, che poi devono essere cambiati in un chiosco cambi oppure in banca, ma alle 21 entrambe le soluzioni sono chiuse.

Sono stanco, affamato e assetato, non ci sono fontanelle di acqua potabile neanche a pregarle e non ho un centesimo nemmeno per un bicchiere d’acqua, figuriamoci per un panino. Torno nel mio appartamento e, pur non conoscendone la potabilità, mi scolo un bel bicchiere di acqua di rubinetto. Poi mi sdraio sul letto ad attendere i dolorosi reclami del mio intestino, che fortunatamente non arrivano. Allora giù un altro bicchiere.

SPLENDE IL SOLE SU TIRASPOL E BENDER

Oggi è il giorno del mio compleanno, sono seduto su una panchina lungo il Nistro sorseggiando kefir, succo di mela e mangiando biscottini acquistati in un supermercato di Tiraspol. Un anziano si siede vicino a me e tenta di conversare utilizzando le poche parole di inglese che conosce. “La gente non viene qui in vacanza, non c’è nulla da vedere, ma c’è la tranquillità” e io la tranquillità la adoro.

Ho cambiato una manciata di lei moldavi e mi ritrovo le tasche gonfie di rubli transnistriani, quelli che fuori da questa striscia di terra valgono quanto le banconote del Monopoli. In banca tutto è andato per il verso giusto, a parte il tasso di cambio piuttosto sfavorevole.

Tiraspol: il cortile dell’appartamento dove ho abitato

In questa terra di nessuno dove il conflitto è congelato dal ’92, senza alcun trattato di pace, in un cessate il fuoco che dura ormai da molti anni, c’è anche chi è stato arrestato semplicemente per aver cercato di cambiare dei soldi. Una “striscia di Gaza” nel cuore dell’Europa, simile al Donbass, ma fredda da molto tempo.

La giornata è di un mite che invita a passeggiare, una leggerissima brezza soffia su tutta la Bessarabia, una di quelle regioni storiche dell’Europa orientale che nessuna agenzia di viaggio sarebbe in grado di farvi visitare. Famiglie passeggiano con bambini, ragazze vestite d’altri tempi camminano a coppie lungo le rive del fiume.

Un bestione grande e grosso quanto un armadio a quattro ante mi guarda e alla fine attacca bottone.

– “Straniero?”, mi domanda;
– “Si!”, rispondo.
– “Da dove?”
– “Italia”

Si presenta, si chiama Georgi ed è originario della Bulgaria ma vive a Tiraspol da tantissimi anni. A occhio e croce ha una cinquantina d’anni e conosce giusto una dozzina di parole in inglese, sufficienti per mischiarle al russo e ai gesti e costruire un dialogo di senso compiuto.

Resterò oltre un’ora a chiacchierare con lui, parliamo della Transnistria, della Russia, dell’Italia. Mi racconta di un fratello che vive in America. Parliamo perfino dell’Impero Romano e dei Turchi che vengono in Moldavia a caccia di donne. Alla fine ci scambiamo i contatti di Skype e ci salutiamo.

Il Домсоветов, la Casa del Popolo, sede dell’amministrazione cittadina di Tiraspol

Uliza 25 ottobre taglia in due la città, la attraverso più volte da parte a parte sui suoi larghi marciapiedi. Nell’ estremità orientale termina con il Teatro e con l’Università Statale di Transnistria. Alle spalle il Parco della Vittoria.

Lungo la strada la sagoma inconfondibile del bianchissimo palazzo del Домсоветов (Casa del Soviet), il principale edificio amministrativo della città. A pochi passi, in una via laterale, c’è la Biblioteca di Tiraspol, un capolavoro della cultura sovietica.

Incontro Anton, un ragazzo del posto con la passione per il disegno. Mi invita a visitare una libreria sul viale principale e a partecipare alla visita gratuita della città che organizzano nel pomeriggio. Mi regala un bozzetto dove è ritratto uno scorcio di Tiraspol e poi sparisce nell’ufficio postale.

La libreria in effetti merita la visita, l’architettura è sempre in perfetto stile sovietico. Nel mio vagabondare per le strade di Tiraspol lo rincontro per ben tre volte, una delle quali mi domanda se fossi ospite di Dmitri. Comincio a sentirmi osservato.

Tiraspol: il Parco della Vittoria, uno dei maggiori parchi cittadini con le statue degli Eroi sovietici

Nel pomeriggio incontro Olga, una ragazza che lavora alla reception di un noto hotel di Tiraspol, con la quale avevo preso accordi per fare una chiacchierata e scoprire di più il lato umano e nascosto della Transnistria.

Donne locali attraversano il ponte che collega le due rive del Nistro

Ho sempre ritenuto fondamentale entrare in contatto con la popolazione locale, gente qualunque, per farmi un’idea della vera vita del posto, della cultura, delle tradizioni e per scoprire i posti più nascosti. Avevo già provato a prendere contatti con un’altra ragazza del posto, Julia, che però all’ultimo momento aveva avuto un imprevisto.

Olga mi porta negli edifici più interessanti dal punto di vista dell’architettura sovietica e spesso mi esorta a fotografare. Mi rendo conto che, nonostante il mio passato da fotoreporter, mi sto mostrando ancora piuttosto timido con l’otturatore qui, dove una foto sbagliata può significare la prigione e l’accusa di essere una spia.

Passiamo davanti al Monumento al Carro Armato e al Memoriale degli Eroi di Guerra, poi ci fermiamo ad un chiosco a bere la più buona Kvas fresca che abbia mai bevuto, spillata da una babushka direttamente da una botte di metallo.

Vado sul discorso cittadinanza, Olga ha viaggiato poco ma ha studiato e parla almeno quattro lingue tra russo, moldavo, inglese e tedesco.

Scopro quindi che i transnistriani hanno un loro passaporto, ovviamente non riconosciuto da nessuno stato al mondo. Ma che possono scegliere di avere anche quello russo o quello moldavo.

Lei mi confessa di averli entrambi, il che significa poter entrare in Russia senza visto e, volendo, con quello moldavo tentare la strada di Natalia per entrare in Europa. Ma lei non ne ha alcuna intenzione, d’altronde vive piuttosto bene a Tiraspol, è casa sua.

Il passaporto transnistriano: non è riconosciuto da nessuno Stato al mondo

Attraversiamo la strada, davanti al Palazzo Presidenziale c’è una grossa statua di Lenin. A due passi la Casa della Cultura, dove i bambini imparano le arti, il canto e tengono rappresentazioni teatrali. Prendiamo al volo il filobus, anch’esso di epoca sovietica, che porta a Bender, un’altra città della repubblica che non esiste.

Il filobus attraversa le campagne della Transnistria, passando davanti a grossi distributori di benzina, aree di servizio, centri commerciali e supermercati, tutti a marchio Sheriff.

Perfino il modernissimo stadio di calcio si chiama Sheriff Stadium, e la locale squadra di calcio, l’unica cosa della Transnistria che gode di un riconoscimento ufficiale nel mondo, si chiama FC Sheriff Tiraspol ed è il club più titolato del campionato moldavo. A volte si ha la percezione di essere nella Repubblica di Sheriff tant’è la presenza e la potenza economica del marchio.

Il Monumento al Carro Armato, dietro il Palazzo Presidenziale e la statua di Lenin. Lungo la strada è possibile notare i manifesti della Propaganda

Sheriff è di fatto l’azienda che controlla tutta l’economia della Transnistria. L’impero del “Presidente”, fondato da due ex agenti dei servizi segreti (KGB) e di fatto gestito dai due figli dell’ex presidente della Transnistria Igor Smirnov.

Di fatto la società è attiva in ogni settore fondamentale: petrolchimico, GDO, commercio, comunicazione, edilizia, editoria, sport, turismo, pubblicità, tabacco e ha un proprio canale televisivo.

Il “giro” di soldi del Presidente tiene in piedi gran parte dell’economia del Paese e a libro paga una buona parte delle famiglie. Se si pensa al fatto che uno dei ristoranti più esclusivi e in voga fra i giovani sia il “Mafia” e che di fianco ci sia l’altrettanto noto “Casta”, non ci vuole molto a farsi una idea sulla mentalità del posto.

Dopo aver attraversato un checkpoint armato con tanto di carri armati pronti all’impiego arriviamo a Bender, detta anche Bendery o Tighina, in piena Bessarabia. La città è sede di una bella fortezza a controllo del Nistro e a difesa dai Tartari di Crimea, che fu dei Moldavi di Stefan cel Mare prima e dei turchi di Solimano il Magnifico dopo.

Durante la guerra di Transnistria l’esercito russo sostenne aspri combattimenti tra le case di Bender, che costarono la vita anche a civili.

Oggi Bender appare come una cittadina di provincia dalla vita piuttosto semplice. Il grande mercato coperto in centro è organizzato ogni mattina con prodotti freschi provenienti dalle campagne e tutto è identico a trent’anni fa, quando c’era ancora l’Unione Sovietica.

La Casa della Cultura di Bender è attiva più che mai ed ancora oggi svolge quel ruolo di punto di riferimento per i giovani al quale il Soviet l’ha destinata. Anche lungo la riva del fiume le insegne sovietiche sono ovunque e svettano fiere tra le orde di ragazzini che chiacchierano e fumano.

Il monumento ad Aleksandr Suvorov, fondatore della città di Tiraspol

La sera rientro a Tiraspol e dopo un breve riposo mi avvio verso la stolovaya (tipo di tavola calda in uso nell’epoca sovietica) consigliata da Dmitri per una bella cena locale. Mentre esco dal portone del palazzo e mi avvio verso ul. 25 ottobre noto passare tre ragazze, ma vengo colpito da una delle tre, una biondina che mi sembra da aver già visto da qualche parte. Il mio sguardo verso di lei non dura che il tempo di un secondo, ma è sufficiente per attirarne l’attenzione.

Mi corre incontro parlandomi in russo, poi in inglese mi chiede da dove vengo e il motivo del mio viaggio a Tiraspol. E’ emozionatissima al punto che mi parla molto velocemente e quasi in apnea, nonostante tutto è piena di vita mentre arrossisce quando la interrompo e le chiedo: ti chiami Julia vero? E lei: “Si, tu sei Mirko!”.

Una deliziosa e abbondante cena tipica locale

In un paese che non esiste nulla è scontato e qualsiasi cosa può succedere. Si scusa per l’imprevisto della mattina, ci scambiamo i numeri e insiste per rivederci l’indomani. Spiego che l’indomani dovrò cercarmi un mezzo per raggiungere Odessa e mi tranquillizza sul fatto che le partenze degli autobus ci sono fino alla sera.

Ci salutiamo, la lascio proseguire con le sue amiche e mi incammino verso la mia cara stolovaya Кафе–Бар ВОЛНА nascosta in una strada secondaria e deserta di Tiraspol.

Arrivo e una donna sulla sessantina che sta parlando con un uomo mi chiede se voglio mangiare. Rispondo di si. Mi propone un po’ di piatti freschi del giorno, scelgo e chiedo una birra. Dopo un po’ una babushka mi porta un piatto di minestra fumante, e poi un piatto di carne e verdure e un’altra birra.

Il café Volna è un tuffo nel passato della ristorazione popolare sovietica

Rifletto sul fatto che tutto sommato la Transnistria mi ha accolto meglio di quanto mi potessi aspettare. Nessuno mi ha rapito in dogana, ho ancora la testa sul collo e non sono stato buttato a marcire in qualche lurida cella sovietica.

Ho trovato un clima di altri tempi, fatto di ritmi che non ci appartengono più. Ammetto di essere stato sfiorato almeno una volta dal pensiero di strappare la mia carta di immigrazione e restare prigioniero del Paese che non c’è.

Spazzolo il piatto immerso in una atmosfera surreale, pago e me ne torno al mio campo base. Mi fermo in cortile, nello zainetto ho ancora una bottiglietta di vodka da ottanta centesimi presa al supermercato, mi siedo su una panchina in penombra, la stappo e con calma brindo agli anni che passano. Buon compleanno a me! E domani si riparte, destinazione Odessa.

Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare.

Nicolai Linin, Educazione Siberiana

LA GUIDA DI VIAGGIO

TRANSNISTRIA: ALLA SCOPERTA DELL’ULTIMA REPUBBLICA SOVIETICA

Cosa Sapere ⁓ Come Organizzare il Viaggio ⁓ Dove Dormire


8 commenti su “Transnistria: tra Tiraspol e Bender nel Paese che non esiste”

  1. Bell’articolo!
    Volevo chiedere: come funziona per la tratta Tiraspol – Odessa? Ci sono autobus? Ci sono problemi alla frontiera ucraina?

    1. Mirko Carnevale

      Ciao Lorenzo!
      Ci sono autobus per Odessa che partono dalla stazione di Tiraspol (i bus fermano nel piazzale antistante la stazione dei treni), la frequenza in media è di almeno uno ogni ora. Al momento nessun problema alla frontiera. Con molta probabilità salirà sul bus una guardia armata fino ai denti, prenderà i documenti di tutti e alla fine dopo aver ritirato le carte di immigrazione, li riconsegnerà al conducente.

  2. Salve, volevo chiederti se il turismo è una cosa molto inusuale in Transnistria. Lo chiedo per capire se sia possibile entrare nello Stato anche senza un contatto interno. Mi incuriosisce davvero un viaggio breve in luogo che sembra essersi cristallizzato negli anni d’oro dell’Unione sovietic.
    Grazie in anticipo per la risposta, i miei complimenti per il racconto

    1. Ciao Francesco, il turismo in Transnistria è decisamente inusuale per cui anche le persone del posto solitamente sono incuriosite dalla presenza dello “straniero”.
      Ad ogni modo è certamente possibile avventurarsi in totale autonomia, non è necessario avere alcun contatto interno. La situazione alle frontiere in questo periodo è piuttosto tranquilla, l’importante è attenersi rigidamente ai regolamenti locali (es. la scadenza del “permesso di soggiorno”).

  3. Ciao, grazie per il post che condivide informazioni utili.
    Mi appresto ad un viaggio nell inverno di tiraspol.. Vorrei capire dove consigli di informarsi su posti dove alloggiare.
    ..è vero come ho letto che se esci dalla Moldavia e vai in Ucraina passando dalla transnistria , e poi torni in Moldavia ti fanno problemi? Grazie

    1. Ciao Alessandro!
      Recentemente l’offerta di alloggi in Transnistria, soprattutto a Tiraspol, è cresciuta notevolmente e non è più un grosso problema come una volta.
      Puoi tranquillamente dare un’occhiata su Booking o AirBnb, ci sono soluzioni un po’ per tutte le tasche (troverai anche dei piccoli ostelli che in realtà sono camerate spartane in vecchi appartamenti old soviet-style e sono un’ottima ed economica scelta).
      E’ importante prenotare prima di arrivare in Transnistria, in modo da avere un nome ed un indirizzo da poter fornire quando ti sarà richiesto alla frontiera, meglio se già scritto in cirillico su un foglio di carta.

      Per la questione dell’uscita e del reingresso dall’Ucraina si, in passato i Moldavi hanno spesso contestato la mancanza del timbro di uscita al momento del ritorno in Moldavia. Attualmente sembra piuttosto tollerata la questione, non ho avuto notizia di nessuno che abbia avuto questo tipo di problemi recentemente. Buon viaggio!

  4. Ci sono stata 3 giorni per lavoro. Un’accoglienza, un’ospitalità eccellenti. Russi? Moldavi? Transnistriani: um po’ l’uno un po’ l’altro. Perché anche se la lingua ufficiale è il russo, tutti sanno anche il moldavo, che è molto simile al romeno e che assomiglia tanto all’italiano, essendo lingue neolatine. Insomma, questa striscia di terra possiede un’identità fluida.
    Un’atmosfera strana , è un tuffo nei paesi dell’est all’epoca della cortina di ferro. Si raccontano molte storie di pericoli e corruzione. Sicuramente c’è una parte di verità, perché tutto il mondo è paese, alla fine! Molte aziende calzaturiere dell’Europa dell’est hanno impianti produttivi proprio qui. Sono vecchi e fatiscenti stabilimenti russi degli anni 60 riconvertiti. I macchinari sono obsoleti,cimeli di un’epoca da noi finita decenni or sono e che qui funzionano ad opera di meccanici da cui Mac Gyver potrebbe solo apprendere! Gli stipendi degli operai si aggirano sui 120/140 euro ( un capofabbrica arriva ai 500), davvero poco anche qui, non c’è spazio per progetti di vita migliore. Ecco quindi che molti vorrebbero riunirsi alla Moldavia con la speranza che l’UE accolga il paese più povero d’Europa. Ma giusto tra i 2 confini ci sono dei vecchi carri armati russi, con soldati altrettanto russi che ricordano di chi sia la longa manu.

  5. Ciao, articolo bello e veritiero, proprio stamattina sono tornato da Tiraspol per una visita di un giorno, molto meno peggio di quello che si scrive e racconta fa fuori assolutamente, basta non dimenticare di fare la carta d’immigrazione per entrare, poi in città tutto libero e tranquillo.

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