Da San Pietroburgo a Tallinn: quel ponte tra la Russia e l’Europa

San Pietroburgo, Russia, maggio 2015.

Baltiyskaya (Балти́йская), la Stazione del Baltico, adoro la praticità russa di dare nomi a cose e luoghi in base alla funzione che svolgono.

Mi guardo ancora intorno mentre sono sulla scala mobile della metropolitana, sono frastornato dalle poche ore di sonno e dalla tanta malinconia che provo a dover lasciare questa città che mi ha dato tante emozioni forti in così pochi giorni. 

Da San Pietroburgo a Tallinn in Bus

Il bus della Simple Express è già fermo nel piazzale e sta caricando gente, per la maggior parte locali. Alla modica cifra di 14 euro ci porterà fino a Tallinn, in Estonia, la partenza è prevista per le 07.15 e l’arrivo per le 14.00, poco meno di 7 ore di viaggio.

Giusto il tempo di caricare i bagagli e di espletare le ultime formalità con il controllore e si parte. Il bus si immerge nella periferia di San Pietroburgo per poi scomparire nella vasta e meravigliosa campagna dell’Oblast’ di Leningrado. La strada è tutta dritta e corre tra campi e foreste.

La Frontiera di Narva

Dopo diverse ore di marcia, durante le quali credo di essermi addormentato almeno un paio di volte, arriviamo nei pressi del confine tra Russia ed Estonia, gli ultimi chilometri prima del ritorno a casa, in Europa.

L’autista spiega la procedura in russo, mentre il mio amico comincia a preoccuparsi, dicendo che il passaggio della frontiera terrestre potrebbe essere problematico e richiedere molto tempo. Il bus rallenta e pian piano entra in un piazzale, per poi fermarsi in un parcheggio. Sale un poliziotto e controlla i documenti di tutti i passeggeri, poi nulla per almeno 10 minuti. Dopo un po’ torna l’autista e, sempre in russo, ci intima di scendere tutti dal bus e di prendere tutti i nostri bagagli e seguirlo. La fila procede ordinata verso una casupola, la dogana.

Io sono uno degli ultimi, finora i controlli procedono abbastanza tranquillamente. E’ il mio turno, la poliziotta controlla il mio passaporto, il mio visto e ritira la mia carta di immigrazione.

Mi guarda più volte, mi scruta attentamente confrontandomi con la foto del passaporto. Passa pagina per pagina sotto i raggi ultravioletti e alla fine mi concede il timbro di uscita. E’ fatta, до свидания Россия!

Si ricaricano tutti i bagagli sul bus e si risale. L’autista mette in moto e riparte in fretta, sa già che per entrare in Estonia potrebbero esserci lunghe file. Appena usciti dal piazzale si prosegue lungo il confine ufficiale, il Ponte dell’Amicizia, che dalla cittadina di Ivangorod che ci stiamo lasciando alle spalle ci porta dritti a Narva, in Estonia.

Un ponte che unisce due mondi in contrasto tra loro: la Russia e l’Europa, o meglio, la Federazione Russa e l’Unione Europea. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la dichiarazione di indipendenza estone questo ponte ha assunto un significato unico e rappresenta di sicuro la porta di accesso più pittoresca nell’area di Schengen.

E’ meraviglioso lasciarsi alle spalle la fortezza russa di Ivan il Grande per avvicinarsi verso il Castello di Hermann, le due fortificazioni si guardano l’un l’altra mentre il ponte attraversa il fiume Narva, che traccia il contestato confine tra i due mondi prima di sfociare nel Baltico.

Arrivati alla dogana estone il bus viene fatto parcheggiare in una zona di attesa. La polizia butta un’occhiata al carico e poi una poliziotta sale sul bus e ritira i documenti di tutti i passeggeri. E’ una lunga attesa, ma al termine la poliziotta risale sul bus e ci riconsegna i nostri documenti, tutto ok, bentornati a casa, in Europa.

Ripartiamo e ci lasciamo alle spalle anche quest’ultima dogana. Mi sento abbastanza sollevato, ero stato preparato ad una procedura lunga e laboriosa e molte persone mi avevano detto che i russi avrebbero fatto molte storie, ma così non è stato, tutto liscio come l’olio ed ora mi godo il tranquillo e verde paesaggio estone.

Facciamo una sosta nel centro della cittadina di Narva, di fronte allo snodo ferroviario. Nella piazzetta un chiosco di panini ed attorno delle case di qualche piano. Il mio amico russo comincia a borbottare: “Vedi le case? Stile russo. La ferrovia, le fogne, le strade, tutto russo! Qui è stato costruito tutto dall’Unione Sovietica, senza di noi era ancora tutta campagna. E adesso noi siamo i nemici, non ci rispettano, ci odiano!”.

A dire il vero qui a Narva il russo si parla in maniera abbastanza diffusa e i palazzoni appena fuori del centro cittadino testimoniano un passato molto recente, di quando l’Estonia era ancora sotto la gloriosa stella rossa sovietica. Per il resto ha tutta l’aria di una cittadina di frontiera, gente che viene e gente che va, chi di fretta, chi a piedi con calma. La nostra sosta a Narva è finita, ci rimettiamo in cammino, la strada per Tallinn è ancora lunga.

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